sabato 21 maggio 2016

Alimentazione a richiesta e svezzamento


Di fronte all’assenza di prove scientifiche a sostegno dello svezzamento come si è fatto negli ultimi decenni, cioè con alimenti industriali prodotti per l’infanzia (creme di riso o altri cereali, omogeneizzati di frutta e carne, ecc.), nella cultura pediatrica si è affermata ultimamente una modalità di svezzamento più semplice, che prevede l’uso dei cibi “degli adulti”, opportunamente triturati e spezzettati, offerti al bambino a partire dai 4-5 mesi, quando egli di solito comincia a richiederli attivamente.
Ciò anche perchè, contrariamente a quanto si pensava in passato, lasomministrazione precoce di cibi è in grado di prevenire le allergie e risulta essenziale per sviluppare la tolleranza ai cibi stessi (cioè l’opposto dell’allergia). Su questo ultimo aspetto ci sono ormai molte evidenze (risultati di studi), e da alcuni anni l’American Accademy of Pediatrics sostiene che il quinto-sesto mese (cioè a 4-5 mesi compiuti) sia il periodo giusto per l'introduzione di cibi diversi dal latte.
Si parla così, con termini un po’ pomposi, di Alimentazione Complementare a Richiesta = ACR, che recupera ritmi e modalità di svezzamento utilizzati per secoli, fino appunto a 40-50 anni fa.
In pratica a partire dai 4-5 mesi, capita che il bambino stia a tavola in braccio alla mamma o al papà, mentre i genitori mangiano; in queste occasioni spesso manifesta interesse per gli alimenti o desiderio di imitare i grandi. Sono proprio questi i momenti nei quali il genitore può lasciare che il bimbo portando alla bocca un po’ di cibo, tritato, sminuzzato o reso in poltiglia, faccia le sue “prove di svezzamento”. All’inizio con piccole quantità, mantenendo sempre il latte materno (o artificiale) come integrazione finale del pasto, poi gradatamente con quantità e varietà crescenti. In questo modo, quasi senza accorgersene, il bambino sostituirà due pasti di latte con i cibi solidi.
Questa modalità di inserire gradualmente i cibi solidi nell’alimentazione del bimbo, assecondando la sua curiosità, favorisce uno svezzamento fisiologico, e spesso previene i “problemi dell’alimentazione”, cioè quelle difficoltà di accettazione, o a volte veri rifiuti che dopo l’iniziale entusiasmo, possono comparire nel passaggio dal latte a un’ alimentazione più varia; ma se anche questi problemi dovessero sopraggiungere, il criterio resta quello di lasciare decidere il bambino, così come qualche mese prima era stato sempre lui a “organizzare le poppate” nel numero e nella loro durata.
Il bambino con gli assaggi arricchisce notevolmente la propria esperienza di sapori e profumi, e molto spesso ritroverà sapori e aromi che ha già conosciuto attraverso il liquido amniotico nella pancia della mamma (cibo della mamma) e attraverso il latte materno (anch’esso contiene ciò che la mamma mangia).
Ci sono ricerche che mostrano che il bambino a partire da questa età, riesce in pratica ad orientare le proprie scelte secondo le esigenze nutrizionali del proprio organismo.

Le pre-condizioni che i genitori devono garantire sono la salubrità dei cibi, la loro varietà, e la loro consistenza in quanto i cibi a seconda dei casi, saranno triturati, schiacciati, passati, ammorbiditi, frullati, ecc.
I cibi, che devono essere i cibi di tutta la famiglia, dovranno dunque, prima di tutto, essere salutari e poi essere vari. In questo modo il bambino acquisirà più facilmente abitudini alimentari corrette.
Vediamo schematicamente come orientare l’acquisto e la preparazione del cibo:
- acquistare cibi di qualità: cioè cibi di provenienza sicura e, per quanto riguarda la frutta e la verdura, se possibile, prodotti di stagione. (Fin da ora limitare (o meglio evitare) l’acquisto e il consumo di alimenti e preparazioni quali fritti, alimenti ricchi di grassi animali oppure cotti con grassi (es. burro o olio) o contenenti zuccheri semplici (es. bevande, merendine, o dolci del commercio).
metodi di preparazione appropriati: preferire cioè le preparazioni con cottura nell’acqua, a vapore, sulla piastra, al forno e evitare le cotture in padella, cotture al burro, i fritti e in generale l’uso di grassi riscaldati ad elevata temperatura.
varietà alimentare: l’alimentazione giornaliera della famiglia dovrebbe includere tutte le categorie di alimenti, preferendo frutta e verdura, poi pasta e pane e olio d’oliva, e limitando carne e formaggi.

E’ utile ricordare che, fin dai primi mesi di vita il bambino acquisisce la capacità di comunicare a chi lo accudisce, il desiderio o il rifiuto per il cibo, la fame o la sazietà, aprendo la bocca e sporgendosi in avanti o invece tirandosi indietro e girando la testa per allontanarsi dal cibo; questi chiari “messaggi” vanno accettati e rispettati.
I bambini poi, non sono tutti uguali, anzi sono “tutti diversi”: alcuni manifestano interesse a 4-5 mesi, altri più avanti; alcuni sono rapidissimi nell’aumentare il numero delle richieste di nuovi alimenti e altri più lenti.

Come la mamma ha lasciato decidere al bambino appena nato, il numero di poppate e la loro durata, così sarà il bambino adesso a decidere quando e in che misura mangiare i cibi solidi.
Mai quindi essere impazienti, e cercare di non invertire i ruoli: non la mamma (nè il papà nè la nonna) a offrire, ma il bambino a chiedere. 

Bisogna infine ricordare che fin dai primi mesi di vita, l’apporto di nutrienti tende spesso a risultare sbilanciato, per un eccesso di proteine e una carenza di carboidrati complessi e di grassi.
Così, per adeguare la quantità del pasto a esigenze superiori al previsto (“il bambino ha ancora fame”) è consigliabile aumentare la quantità di amido (pasta, riso, pane, ecc) e di grassi (olio di oliva o di semi) e non aggiungere cibi proteici (carne, derivati del latte) che, se assunti in eccesso, possono in queste epoche precoci della vita, favorire l’obesità.
In realtà con l’alimentazione complementare a richiesta non facciamo altro che anticipare, senza alcun pericolo, quello che inevitabilmente avverrebbe comunque dopo; il bambino cioè mangerà, prima o poi, nel bene e nel male, quello che si mangia in famiglia, e con quelle abitudini alimentari arriverà all’adolescenza e alla vita adulta.
Per questo è importante che i genitori diano, da sempre, il buon esempio con una corretta alimentazione: infatti fare “due cucine” per salvaguardare il bambino, mantenendo cattive abitudini per i grandi non servirà ad evitargli, una volta cresciuto, di fare gli errori e correre i rischi dei suoi genitori.
L’alimentazione complementare a richiesta può essere uno strumento efficace nella prevenzione dei disturbi minori e maggiori dell’alimentazione, compresa l’obesità, e, come già detto, anche l’allergia.


Bibliografia - "Io mi svezzo da solo" Lucio Piermarini - Quaderni ACP 2008; 15(5):216-222 - “La dieta dei primi mesi e lo sviluppo dell'atopia” M&B 31-03-09 pag 162


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