Di fronte
all’assenza di prove scientifiche a sostegno dello svezzamento come si è fatto
negli ultimi decenni, cioè con alimenti industriali prodotti per l’infanzia
(creme di riso o altri cereali, omogeneizzati di frutta e carne, ecc.), nella
cultura pediatrica si è affermata ultimamente una modalità di svezzamento più
semplice, che prevede l’uso dei cibi “degli adulti”, opportunamente triturati e
spezzettati, offerti al bambino a partire dai 4-5 mesi, quando egli di solito
comincia a richiederli attivamente.
Ciò anche
perchè, contrariamente a quanto si pensava in passato, lasomministrazione
precoce di cibi è in grado di prevenire le allergie e
risulta essenziale per sviluppare la tolleranza ai cibi stessi (cioè l’opposto
dell’allergia). Su questo ultimo aspetto ci sono ormai molte evidenze
(risultati di studi), e da alcuni anni l’American Accademy of Pediatrics
sostiene che il quinto-sesto mese (cioè a 4-5 mesi compiuti) sia il periodo
giusto per l'introduzione di cibi diversi dal latte.
Si parla così,
con termini un po’ pomposi, di Alimentazione Complementare a Richiesta = ACR,
che recupera ritmi e modalità di svezzamento utilizzati per secoli, fino
appunto a 40-50 anni fa.
In pratica a
partire dai 4-5 mesi, capita che il bambino stia a tavola in braccio alla mamma
o al papà, mentre i genitori mangiano; in queste occasioni spesso manifesta
interesse per gli alimenti o desiderio di imitare i grandi. Sono proprio questi
i momenti nei quali il genitore può lasciare che il bimbo portando alla bocca
un po’ di cibo, tritato, sminuzzato o reso in poltiglia, faccia le sue “prove
di svezzamento”. All’inizio con piccole quantità, mantenendo sempre il latte
materno (o artificiale) come integrazione finale del pasto, poi gradatamente
con quantità e varietà crescenti. In questo modo, quasi senza accorgersene, il
bambino sostituirà due pasti di latte con i cibi solidi.
Questa modalità
di inserire gradualmente i cibi solidi nell’alimentazione del bimbo,
assecondando la sua curiosità, favorisce uno svezzamento fisiologico, e spesso
previene i “problemi dell’alimentazione”, cioè quelle difficoltà di
accettazione, o a volte veri rifiuti che dopo l’iniziale entusiasmo, possono
comparire nel passaggio dal latte a un’ alimentazione più varia; ma se anche
questi problemi dovessero sopraggiungere, il criterio resta quello di lasciare
decidere il bambino, così come qualche mese prima era stato sempre lui a
“organizzare le poppate” nel numero e nella loro durata.
Il bambino
con gli assaggi arricchisce notevolmente la propria esperienza di sapori e
profumi, e molto spesso ritroverà sapori e aromi che ha già conosciuto
attraverso il liquido amniotico nella pancia della mamma (cibo della mamma) e
attraverso il latte materno (anch’esso contiene ciò che la mamma mangia).
Ci sono
ricerche che mostrano che il bambino a partire da questa età, riesce in pratica
ad orientare le proprie scelte secondo le esigenze nutrizionali del proprio
organismo.
Le
pre-condizioni che i genitori devono garantire sono la salubrità dei cibi, la
loro varietà, e la loro consistenza in quanto i cibi a seconda dei casi,
saranno triturati, schiacciati, passati, ammorbiditi, frullati, ecc.
I cibi, che
devono essere i cibi di tutta la famiglia, dovranno dunque, prima di tutto,
essere salutari e poi essere vari. In questo modo il bambino acquisirà più
facilmente abitudini alimentari corrette.
Vediamo
schematicamente come orientare l’acquisto e la preparazione del cibo:
- acquistare cibi
di qualità: cioè cibi di provenienza sicura e, per quanto riguarda la
frutta e la verdura, se possibile, prodotti di stagione. (Fin da ora limitare
(o meglio evitare) l’acquisto e il consumo di alimenti e preparazioni quali
fritti, alimenti ricchi di grassi animali oppure cotti con grassi (es. burro o olio)
o contenenti zuccheri semplici (es. bevande, merendine, o dolci del commercio).
- metodi
di preparazione appropriati: preferire cioè le preparazioni con
cottura nell’acqua, a vapore, sulla piastra, al forno e evitare le cotture in
padella, cotture al burro, i fritti e in generale l’uso di grassi riscaldati ad
elevata temperatura.
- varietà
alimentare: l’alimentazione giornaliera della famiglia dovrebbe includere
tutte le categorie di alimenti, preferendo frutta e verdura, poi pasta e pane e
olio d’oliva, e limitando carne e formaggi.
E’ utile
ricordare che, fin dai primi mesi di vita il bambino acquisisce la capacità di
comunicare a chi lo accudisce, il desiderio o il rifiuto per il cibo, la fame o
la sazietà, aprendo la bocca e sporgendosi in avanti o invece tirandosi
indietro e girando la testa per allontanarsi dal cibo; questi chiari “messaggi”
vanno accettati e rispettati.
I bambini poi,
non sono tutti uguali, anzi sono “tutti diversi”: alcuni manifestano interesse
a 4-5 mesi, altri più avanti; alcuni sono rapidissimi nell’aumentare il numero
delle richieste di nuovi alimenti e altri più lenti.
Come la mamma
ha lasciato decidere al bambino appena nato, il numero di poppate e la loro
durata, così sarà il bambino adesso a decidere quando e in che misura mangiare
i cibi solidi.
Mai quindi
essere impazienti, e cercare di non invertire i ruoli: non la mamma (nè il papà
nè la nonna) a offrire, ma il bambino a chiedere.
Bisogna infine
ricordare che fin dai primi mesi di vita, l’apporto di nutrienti tende spesso a
risultare sbilanciato, per un eccesso di proteine e una carenza di carboidrati
complessi e di grassi.
Così, per
adeguare la quantità del pasto a esigenze superiori al previsto (“il bambino ha
ancora fame”) è consigliabile aumentare la quantità di amido (pasta, riso,
pane, ecc) e di grassi (olio di oliva o di semi) e non aggiungere cibi proteici
(carne, derivati del latte) che, se assunti in eccesso, possono in queste
epoche precoci della vita, favorire l’obesità.
In realtà con
l’alimentazione complementare a richiesta non facciamo altro che anticipare,
senza alcun pericolo, quello che inevitabilmente avverrebbe comunque dopo; il
bambino cioè mangerà, prima o poi, nel bene e nel male, quello che si mangia in
famiglia, e con quelle abitudini alimentari arriverà all’adolescenza e alla
vita adulta.
Per questo è
importante che i genitori diano, da sempre, il buon esempio con una corretta
alimentazione: infatti fare “due cucine” per salvaguardare il bambino,
mantenendo cattive abitudini per i grandi non servirà ad evitargli, una volta
cresciuto, di fare gli errori e correre i rischi dei suoi genitori.
L’alimentazione
complementare a richiesta può essere uno strumento efficace nella prevenzione
dei disturbi minori e maggiori dell’alimentazione, compresa l’obesità, e, come
già detto, anche l’allergia.
Bibliografia - "Io mi svezzo da solo" Lucio Piermarini - Quaderni
ACP 2008; 15(5):216-222 - “La dieta dei primi mesi e lo sviluppo dell'atopia”
M&B 31-03-09 pag 162
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